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Il Figlio del Satiro

UN ROMANZO STORICO GEORGIANO

Traduzione di Mirella Banfi

La saga della famiglia Roxton, quinto volume

Londra, 1786. Lord Henri-Antoine è tornato dal Grand Tour alla sua vita di privilegi ed eccessi. Un'enorme eredità gli permette ogni capriccio, scevro da ogni responsabilità.

Miss Lisa Crisp è un'orfana che deve dipendere dalla carità dei parenti per non finire nell'ospizio dei poveri. Intelligente e imperturbabile, Lisa non permetterà alla povertà di definire chi è.

Henri-Antoine e Lisa si incontrano in circostanze sorprendenti. C'è un'attrazione istantanea. Quando si trovano a partecipare allo stesso matrimonio in campagna, Henri-Antoine fa a Lisa una proposta scandalosa, che lei dovrebbe rifiutare ma che desidera accettare con tutta se stessa. Seguire il suo cuore potrebbe rovinare entrambi.

Un'avventura romantica ambientata nello scenario di Treat, la casa ancestrale dei duchi di Roxton, Il figlio del Satiro è una storia alla Cenerentola con un lieto fine commovente

Chi ama questa saga sarà lieto di incontrare di nuovo gli affascinanti, sorprendenti e mai convenzionali membri della famiglia Roxton.

Reader’s Favorite- Medaglia d’argento e B.R.A.G. Medallion honoree.

Avventura romantica
Non esplicito (moderata sensualità)
144.000 parole

 

 

Della Saga Della Famiglia Roxton


 

ALBERO GENEALOGICO

 

 

DIETRO LE QUINTE

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Anteprima

“Lisa Crisp, sir” disse e si staccò dalla scrivania per ritrovare finalmente le sue buone maniere e accennare una riverenza, con lo sguardo rispettosamente abbassato sul davanti ricamato del suo panciotto.
“Conosco il vostro nome, miss Crisp. Avevo chiesto la vostra età.”
Quella frase la portò ad alzare gli occhi sul suo volto, incuriosita. “Perché vi interessa conoscere la mia età, sir?”
Henri-Antoine fu sorpreso che osasse porgli la domanda. “Perché non dovreste dirmela?”
“Non ho nessun motivo particolare per non dirvela. È solo che… è una domanda piuttosto banale, venendo da voi.”
“Banale? Venendo da me? Che domanda vi aspettavate che vi facessi?”
Lisa sorrise al suo cipiglio e si rilassò un po’. Lo sguardo fisso era sparito, sostituito da un’espressione di sorpresa che lo faceva apparire molto più accessibile.
“Non avevo in mente nessuna domanda in particolare” rispose, e incapace di fermarsi perché lo aveva messo in agitazione, aggiunse scherzosa: “Forse ne troverete una prima di andarvene?”
“Trovarne una…?”
La sua franchezza lo sconcertava. Aveva voluto che quel colloquio fosse breve. Aveva fatto uno sforzo considerevole per trovarla con le informazioni limitate che gli aveva dato Jack, e ora desiderava ringraziarla per l’aiuto che gli aveva dato nel momento del bisogno, e poi andarsene per la sua strada. Ma il discorsetto di ringraziamento che aveva sulla punta della lingua era svanito come una bolla di sapone nel momento in cui era entrato nella stanza e l’aveva vista in piedi accanto alla scrivania. Invece, le aveva chiesto quanti anni avesse. Perché, in nome di Dio? E lei aveva l’impertinenza di non dirglielo. Doveva recuperare immediatamente l’iniziativa, prima che lo sorprendesse di nuovo. Non avrebbe dovuto sorprendersi quando lei aveva nuovamente ribaltato la frittata, ma era così.
“Miss Crisp, avevo sperato di condurre questa conversazione nella mia carrozza, per non attirare un’indebita attenzione su nessuno di noi.”
“Ma per voi deve sicuramente essere un compito impossibile, vero?”
“Impossibile? Perché?”
Lisa sbatté gli occhi e la sua sorpresa fu tale che si avvicinò di un passo, chiedendosi se intendesse essere ironico. Doveva porgli la domanda.
“Mi state prendendo in giro, sir?”
Ora Henri-Antoine non era solo sconcertato, ma anche a disagio. Strinse i denti e tornò lo sguardo severo.
“Vi assicuro, miss Crisp, io non prendo in giro nessuno.”
“No? Mai?”
Irritato, Henri-Antoine si chiese se per caso fosse una sempliciotta. Ma un’occhiata ai suoi occhi azzurri e capì che la sua incredulità era sincera. Non sapeva se essere irritato o lusingato.
“Ditemi, miss Crisp” disse con la sua voce morbida, “Perché dovrebbe essere impossibile per me non attrarre attenzione?”
Lisa deglutì forte. “Volete che ve lo dica?”
“Sì.”
“Molto bene. Se proprio devo. Ma non dubito che conosciate già la risposta.”
“Non è così. E spero che la vostra risposta, diversamente dalla mia domanda, non sia banale.”
Gli occhi azzurri di Lisa brillarono e lei sorrise.
“Beh?” chiese Henri-Antoine quando lei non rispose immediatamente.
“Oh! Allora volete veramente che ve lo dica?”
Quando Henri-Antoine alzò gli occhi al cielo e poi tornò a guardarla restando in silenzio, aspettando, Lisa perse il sorriso e sentì il calore salirle in gola. Non c’era altro da fare. Doveva dirglielo.
“Perché siete estremamente attraente ed è logico pensare che attiriate un pubblico dovunque andate.”
Il silenzio si prolungò tra di loro e poi Henri-Antoine annuì solennemente. L’unico segno che fosse in qualche modo imbarazzato dalla sua sincera valutazione fu il colore improvviso sulle guance snelle.
“Così mi dicono. Ma provengo da una famiglia di eccezionale bellezza. Io sono una spina, loro le rose.”
Lisa trasalì e poi rise, pensando che la risposta era assurda. Non che non gli credesse, solo che non credeva che lui potesse essere una spina in qualunque famiglia. Si portò in fretta una mano alla bocca a causa della sua reazione maleducata, ma non riuscì a impedire alle sue spalle di scuotersi.
“Vi chiedo scusa, miss Crisp” mormorò Henri-Antoine, offeso. “Ma sono stato perfettamente sincero.”
Lisa annuì, asciugandosi in fretta gli occhi umidi e strinse le labbra prima di tirare il fiato e dire, con la voce che tremava. “Non intendevo mancarvi di rispetto, sir. È solo che non potreste mai essere una spina, per quanto possano essere belli come rose gli altri membri della vostra famiglia.”
Henri-Antoine alzò le mani, arrendendosi davanti alla sua franca valutazione.
“Voi potete anche pensarlo. Senza dubbio in questo ambiente esaltante, chiunque abbia due occhi e una schiena diritta è considerato uno rosa.”
Lisa perse il sorriso e i suoi occhi azzurri si annebbiarono, sparito tutto il suo buon umore. Forse lui lo aveva inteso come un commento buttato lì per coprire il suo imbarazzo nel sentirsi complimentare per il suo aspetto. Ciò nonostante, non era una scusa per essere così sprezzante nei confronti degli altri, e la sua frecciata aveva fatto male.
“Forse mi sbagliavo” disse sommessamente ma fermamente Lisa. “Forse siete davvero una spina. La vera bellezza non porta una maschera. Brilla dal cuore, e non importa in che angolo del mondo questo cuore risieda.” Fece una riverenza. “Sono lieta di vedere che state così bene dopo la vostra recente crisi, sir. Ora dovete scusarmi, ma hanno bisogno di me altrove.”