La Sposa Di Salt Hendon

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Un Romanzo Storico Georgiano
Serie Salt Hendon Libro 1

Translator/Traduttore Mirella Banfi
Italian translation of Salt Bride

Quando il conte di Salt Hendon sposa Jane Despard, figlia di un signorotto di campagna, l’alta società inorridisce. Ma Jane e Lord Salt hanno in comune un passato di sfiducia, angoscia e tristezza. Sono costretti a un matrimonio che nessuno dei due desidera: il conte per onorare il desiderio di un uomo morente, Jane per salvare il fratellastro dalla rovina finanziaria. Bella dentro e fuori, la paziente e sempre ottimista Jane crede che l’amore possa vincere su tutto; ci vorrà un po’ di più per convincere il conte. Entra in scena anche Diana St. John, vissuta finora nell’illusione di poter diventare un giorno la nuova contessa di Salt Hendon, che si spingerà oltre i limiti, fino all’omicidio, per ottenere l’attenzione del conte. I novelli sposi dovranno superare i pregiudizi del passato e una sinistra opposizione per innamorarsi di nuovo.

Suspense romantica con personaggi indimenticabili.
Non esplicito (sensualità solo accennata)
Lunghezza: 115.000 parole

Deluxe Trade PaperbackISBN 9780987375209
EbookISBN 9780987375100
Kobo   ISBN 1230000136097
KindleASIN B008ROJ6NI


Serie Salt Hendon

 
 

Commento in Evidenza

"Non sono un amante del genere ma, seguendo il consiglio di un'amica, ho accettato la sfida. Ho letto il libro praticamente in due giorni, incapace di staccarmi dall'avvincente storia raccontata. Decisamente rigoroso l'ambiente storico descritto, naturali e non forzati i dialoghi. Insomma, un libro che merita di essere letto."
– Caronte65 

"Gran bel romanzo. Trama avvincente: la storia mi ha catturata fin dalla prima pagina, e non vedevo l'ora di sapere come proseguiva. L'autrice è davvero molto brava nel creare suspence e aspettative nel lettore. A mano a mano che la trama si infittisce, il lettore desidera saperne sempre di più, scoprire fin dove i vari protagonisti della storia si spingono all'interno degli eventi. I personaggi sono davvero ben caratterizzati, e molto accurata e particolareggiata è anche la descrizione degli usi e dei costumi dell'epoca interessata (circa metà del 1700), degli ambienti, del modo di parlare, di pensare, di comportarsi e rapportarsi con il prossimo. La storia d'amore è delicata e struggente; bellissimo il rapporto che si costruisce pian piano fra i protagonisti. Lo consiglio vivamente a chi si sente inguaribilmente romantica/o!"
– Linda


Anteprima

WILTSHIRE, INGHILTERRA 1759

LA RAGAZZA sullo stretto letto di legno stava soffrendo atrocemente. Rannicchiata, con le gambe tirate contro il piccolo seno e le braccia sottili strette intorno alle ginocchia, tutto il corpo rabbrividiva per le contrazioni strazianti. Non aveva idea se il dolore durasse da cinque o venti ore. Esausta e in un bagno di sudore, aveva la camicia da notte con i polsini di pizzo e i bottoncini di perla attorcigliata e aggrovigliata con le lenzuola. L’una e le altre erano inzuppate di sangue.

Nei pochi, brevi momenti di tregua tra un doloroso crampo e l’altro, piagnucolava chiedendo al dolore di finire, con i grandi occhi azzurri che imploravano la sua balia, come se un semplice bacio della sua domestica più amata potesse far tornare tutto a posto, come succedeva con le piccole ferite dell’infanzia. Ma per quanto la donna rinfrescasse la fronte febbricitante della ragazza e nonostante tutte le parole di conforto, le contrazioni continuavano senza tregua e l’intervallo diminuiva sempre più, finché la ragazza perse completamente il senso del tempo e dello spazio.

Le lacrime rigavano le guance giallognole della balia, che si premette il panno bagnato sulla bocca; era tutto quello che poteva fare per impedirsi di singhiozzare senza controllo vedendo la sua bella e dolce bambina soffrire in quel modo.

“Fallo bere alla ragazza e domani non avrà più fastidi,” le avevano ordinato.

Obbediente, Jane aveva bevuto la pozione dal sapore amaro, quando le avevano assicurato che il medicinale le avrebbe fatto passare la nausea e ridato un po’ di appetito. Poi aveva gettato il bicchiere alla sua balia accusandola, ridendo, di averla avvelenata.

Veleno.

Sì, la balia aveva avvelenato la sua bella bambina. Lo sapeva adesso, mentre asciugava il sudore sulla fronte torturata di Jane. Avrebbe pregato Dio di perdonarla per il resto dei suoi giorni per non aver saputo proteggere meglio la sua bambina, per aver creduto che quelli più in alto di lei avrebbero fatto ciò che era giusto e corretto, mentre invece avevano pianificato tutto fin dall’inizio. Ma lei aveva avvelenato Jane senza volerlo. Lo stesso non si poteva dire degli altri due occupanti della piccola stanza buia e senz’aria, o del padre assente e spietato della ragazza, che aveva ripudiato la sua unica figlia per aver perso la verginità con un nobile seduttore che le aveva lascivamente piantato in corpo il suo seme e poi l’aveva scartata come una cosa usata, senza valore.

Assassini, tutti.

La balia non osava guardarsi alle spalle, ma sapeva che l’uomo e la donna erano là, nell’ombra, ad aspettare. I lamenti di Jane e quello che stava facendo per aiutarla ad alleviare il dolore non la rendevano sorda o cieca. Sapeva perché erano là, perché sopportavano la puzza e i suoni ignobili della sofferenza, perché non distoglievano gli occhi dalla vista offensiva di quella creatura quasi infantile, con la pelle trasparente e lo sguardo sconvolto che si contorceva, sudata, e sanguinava davanti a loro. Dovevano assicurarsi con i loro occhi che quell’atto criminale fosse portato a termine. In che altro modo avrebbero potuto informare il padre senza cuore che i suoi desideri erano stati soddisfatti?

La balia li odiava ma riservava l’odio più grande per il nobile che l’aveva sedotta. Le dava la forza e la determinazione di lottare per tenere in vita la sua preziosa e maltrattata bambina. Non le impedì di sobbalzare di paura quando una mano ferma le premette la spalla.

“Il medico arriverà presto,” le assicurò Jacob Allenby. “La neve appena caduta deve averlo fatto ritardare.”

“Sì, Signore,” rispose docilmente la balia, continuando a sciacquare la spugna sporca nella bacinella di porcellana sul comodino.

“Medico? Buon Dio, a che serve un segaossa?” Disse la femmina in tono di scherno, sopra la spalla di Jacob Allenby. Era uscita dall’ombra per scaldarsi accanto alla grata del camino, il volto, dipinto con cura, senza emozioni. “È evidente che la mia medicina sta funzionando come doveva. Un medico interferirebbe e basta.”

Il mercante si voltò a guardarla, “Perdonatemi se non mi fido della parola di un angelo della morte!”

“Oh mio Dio, Allenby, come siete drammatico,” disse strascicando la voce, una mano bianca e morbida tesa verso il calore. “Dai gemiti della creatura chiunque penserebbe che sia in punto di morte. Non è così. Lo sciroppo di artemisia non ha ucciso nessuno di mia conoscenza… finora.” Lanciò un’occhiata al letto, riflettendo, “Ovviamente il mio farmacista sullo Strand consiglia alla femmina di prendere le dose consigliata appena teme di aspettare un bambino, normalmente nel primo mese di ritardo del ciclo,” rimuginò, tranquilla. “Che questa stupida abbia aspettato quattro mesi prima di confessare il frutto della sua immoralità, ha richiesto che aumentassi il dosaggio per compensare la sua stupidaggine. Dopo tutto, si deve essere assolutamente certi che il mostro sia espulso.”

Jacob Allenby digrignò i denti, “Siete una cagna spietata, Milady.”

“No, sono pragmatica, fedele al sangue patrizio che mi scorre nelle vene,” rispose colloquialmente, lisciandosi i capelli raccolti, adornati di perle e nastri, nella debole luce che arrivava allo specchio ovale sopra la cappa. “I legami di sangue sono i più preziosi. I pargoli bastardi di lignaggio incerto non hanno posto tra la nostra gente.” Guardò il riflesso del mercante di mezz’età il cui sguardo preoccupato restava fisso sulla ragazza che soffriva nel letto stretto. “E nemmeno il sentimentalismo sdolcinato. Perché abbiate accettato di toglierla dalle mani di Sir Felix, non lo capirò mai.”

“Sir Felix Despard è un ubriacone senza spina dorsale che avrebbe dovuto tenere d’occhio la sua unica figlia, che non starebbe soffrendo, adesso. Per quanto riguarda le mie azioni, non tocca a voi sondarle.”

“Davvero? C’è di peggio per un fabbricante di vetro azzurro di Bristol che prendere come amante una sgualdrinella figlia di un nobiluomo. È la figlia di un baronetto, alla fin fine. Usata. Scartata. Ma sempre molto bella.”

“Voi sapete certamente tutto delle sgualdrine, Milady.”

“Siete all’altezza del signor Garrick, Allenby. Questa poco santa alleanza che avete stretto è così divertente. La! Credo sia la cosa più divertente che vedo da quando…”

“… vi siete messa a quattro zampe a una delle orge di sua eccellenza?”

“Devo mostrarvi la mia tecnica?” Lo canzonò, solleticando la punta del naso camuso di Jacob Allenby con il bordo del suo delicato ventaglio dipinto a guazzo. Fece il broncio. “Accoppiarsi con le Signore titolate! Deve essere un sogno per i piccoli fastidiosi mercanti moralisti. L’unico posto in cui avete la possibilità di entrare nella società sono giusto i vostri sogni.”

“Provo pietà per la vostra prole, Milady,” dichiarò il mercante con evidente disprezzo, allontanandosi da lei.

Gli occhi nocciola della dama si spensero. Fissò freddamente, da sopra la spalla della balia, la ragazza sul letto che continuava a tenere le braccia strette intorno alle ginocchia e a gemere per il dolore. Appena diciotto anni e senza nessuna prospettiva di felicità futura. Bene, gongolò sua signoria, ricordando come la squisita bellezza della figlia del baronetto avesse ammaliato la società alla sua prima apparizione in pubblico.

Era successo al ballo della caccia di Salt e la straordinaria bellezza della ragazza, unita alla sua naturale, fresca modestia avevano fatto sensazione sia tra i Lord sia tra le Lady. Pura e piena di ingenuo ottimismo, affascinante con tutti e disgustosamente schiva, prima della fine della serata aveva ricevuto tre proposte di matrimonio e due dichiarazioni di amore eterno. Accolta a braccia aperte dall’alta società, tutti si aspettavano che avrebbe sposato qualcuno ricco e titolato.

Quella stessa notte, sua signoria li aveva trovati nel padiglione d’estate vicino al lago, il nobiluomo bello in tutta la sua aitante nudità e questa bellissima e vogliosa vergine con la sua massa disordinata di capelli lunghi fino in vita del colore della mezzanotte. Stavano cavalcando beatamente insieme verso il paradiso, come se fossero gli unici due esseri nel Giardino dell’Eden. Quella visione l’aveva fatta infuriare ma quello che aveva ucciso i suoi sogni e spezzato il suo cuore era stato vedere l’ancestrale collana di fidanzamento dei conti Salt Hendon intorno al collo candido della ragazza.

Le conseguenze tragiche della lussuria sfrenata dei due amanti non avrebbero potuto farla più felice. Ma quando meno se l’aspettava, in quei rari momenti in cui si permetteva di credere, compiaciuta, di aver ripreso il controllo assoluto del futuro, l’immagine dei due amanti celestiali, uniti in un solo essere, tormentava le sue giornate e tramutava in incubi i suoi sogni.

“Voi, signore, non avete idea a che punto è arrivata questa madre per assicurare il futuro di suo figlio,” dichiarò cupa, arretrando nell’ombra proprio mentre la ragazza emetteva un ultimo gemito gutturale che riempì il silenzio della camera soffocante. “Per l’amor del cielo! Quanti altri patetici lamenti dovrò sopportare?” ringhiò, gettando con rabbia il ventaglio contro la tappezzeria. Si lasciò cadere su un sofà di crine, in una nuvola di sottane di velluto azzurro.

“Allenby, chiedete alla donna di esaminarla. Dovrebbe aver espulso il marmocchio, a questo punto.”

La balia cominciò a singhiozzare apertamente.

“Avrei voluto che ci fosse un altro modo, mia cara,” si scusò Jacob Allenby con vero rimorso. “Dovete capire che per lei questa è la migliore via di uscita, la meno dolorosa.”

Diede un colpetto alla spalla della balia e poi si ritrasse anche lui nell’ombra.

Capire? Meno dolorosa? La balia avrebbe voluto urlare. Una donna, come poteva riprendersi dalla perdita di un figlio, sia per un aborto, sia che fosse nato morto, o portato via alla nascita? E Sir Felix avrebbe avuto tutti i diritti di portarglielo via. Spedito in un orfanotrofio, non avrebbe mai conosciuto sua madre, mai avrebbe avuto un padre. Meglio che il figlio sparisse ora, appena formato e inconsapevole, perché dare alla luce un bastardo era un peccato, una macchia per tutta la vita. La sua povera e sofferente Jane non si meritava quell’ignominia.

“Per favore. Per favore, per favore, Dio. Fai vivere il mio tesoro,” sussurrava la balia, nascondendo il volto tra le lenzuola, stringendo la spugna talmente forte che le sue unghie scavarono un solco nel suo palmo, facendone uscire il sangue. “Per favore, basta dolore, basta sofferenza.”

Come in risposta alle sue preghiere, nella camera scese un silenzio surreale, mentre la ragazza smetteva di muoversi e giaceva finalmente tranquilla tra i cuscini di piuma in mezzo allo stretto letto, mentre l’agonia delle contrazioni si attenuava e lasciava il posto al sollievo, al vuoto e al senso di perdita.

Jane sbatté gli occhi verso la candela gocciolante sul comodino, con le lacrime che le rigavano le guance, sapendo che non era solo sudore per il terribile sforzo, che bagnava il suo corpo di un liquido freddo, ma sangue, il suo sangue e il sangue del suo bambino mai nato: una vita spezzata. Singhiozzi silenziosi le fecero voltare la testa. Toccò la cuffia di pizzo della balia, facendo alzare di colpo alla donna il volto macchiato di lacrime. La voce era appena un sussurro.

“Stupidina, non piangere. Non c’è niente per cui piangere adesso.”